Assicurare la business continuity della propria azienda è un preciso dovere di ogni Imprenditore.

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Essere un Imprenditore del XXI secolo significa essere una persona fuori dal comune; bisogna infatti dimostrare di avere molteplici qualità sia personali che professionali.

Riuscire a gestire le innumerevoli tematiche legate alla compliance normativa senza “ingessare” l’operatività ma anche senza rischiare di incorrere in pesanti sanzioni da parte degli Enti di Controllo preposti alle verifiche di tipo tributario, societario, ambientale, della sicurezza dei lavoratori, ecc. è complicato ed a volte l’Imprenditore incorre in reati “colposi” cioè commessi senza rendersene nemmeno conto.

Nonostante la buona fede però, questi reati colposi generano comunque conseguenze sia per l’Imprenditore stesso che per l’Azienda, qualora quest’ultima abbia tratto vantaggi dai predetti reati; con ciò si intende la situazione in cui da un reato commesso, ad esempio, da un amministratore anche l’Azienda ne abbia tratto vantaggio pur non avendo incoraggiato o avvallato il comportamento scorretto.

In questo caso, l’Azienda viene chiamata a rispondere direttamente dei reati, soprattutto in ragione del fatto che non siano state messe in atto adeguate procedure di prevenzione e di controllo dei comportamenti scorretti dei Dirigenti e delle persone soggette al loro coordinamento.

L’unica soluzione, quella che qualsiasi “buon padre di famiglia” adotterebbe per salvaguardare la propria Azienda dalle conseguenze dei propri errori, è quindi implementare un Modello Organizzativo conforme alle disposizioni del D. Lgs. 231/01.

In caso di chiamata in giudizio dell’Azienda per reati commessi da persone (Imprenditore incluso) che lavorano per essa, la presenza di un Modello Organizzativo consente di evitare sia le sanzioni amministrative (già pesanti di loro) che le pesantissime sanzioni interdittive che di solito vengono aggiunte a quelle amministrative e che spesso determinano la chiusura definitiva dell’attività.

Qualche Imprenditore poco attento, dopo aver implementato il Modello, ha pensato bene di fidarsi di chi gli ha raccontato che facendo “certificare” il modello stesso ne avrebbe aumentato l’efficacia e la considerazione di fronte al Magistrato giudicante ma niente di tutto ciò è vero!!!!

Spetta soltanto alla Magistratura stabilire se un Modello Organizzativo sia idoneo o meno alla prevenzione dei reati e quindi ad esimere l’Azienda dalle proprie responsabilità, altro che certificazione.

Quello che conta veramente è una corretta analisi dei processi e dell’organizzazione aziendale che consenta di individuare il grado di rischio rispetto ai reati contemplati (e costantemente aggiornati) dal D. Lgs. 231/01; una volta fatto ciò la redazione delle procedure per tenere sotto controllo i comportamenti aziendali, è una questione relativamente semplice.

Infine sarà necessario scegliere un Organismo di Vigilanza realmente indipendente dall’Azienda (evitate di incaricare il vostro avvocato o il vostro commercialista…essendo vostri consulenti NON sono indipendenti) e che abbia le competenze per svolgere al meglio il proprio compito.

Tale OdV dovrebbe essere composto da persone competenti in materia fiscale e tributaria, di diritto del lavoro, di Salute e Sicurezza dei lavoratori e di prevenzione ambientale; non credo che tutte queste competenze possano sussistere in capo ad un’unica persona e quindi appare evidente la necessità di costituire un OdV collegiale e non monocratico, nonostante il D. Lgs. preveda anche questa fattispecie.

Ulteriore difetto dell’OdC monocratico sarebbe poi quello di dover ricorrere gioco forza alle consulenze di diversi esperti di settore e quindi di dover aumentare il budget di spesa che annualmente l’Azienda è obbligata a mettere a sua disposizione.

In sintesi, anche nell’ottica della Sostenibilità così come richiesta dall’Agenda 2030 dell’ONU e dalla Linea Guida EBA per l’accesso al credito bancario, un’Azienda non dotata di un Modello Organizzativo 231 non può definirsi in linea con i tempi in quanto troppo esposta a rischi non finanziari che ne compromettono sia la reputazione bancaria e nei confronti del mercato che l’interesse di potenziali investitori nazionali ed internazionali.

Leonardo Malagigi – Presidente della Cooperativa ESSEMME, Lead Auditor SGQ, consulente esperto in Rating di Sostenibilità, SGQ e modelli organizzativi 231.